cantiere mediterraneo

Le radici sono importanti.
Ce le si porta dietro per tutta la vita.
Ovunque si vada.
E noi che siamo partiti grandicelli e non siamo andati neanche troppo lontano, non abbiamo fatto altro che allungarle un pochino, il ché le ha solo rinforzate.
E si vede.

Per quanto tentiamo minimamente di integrarci nel panorama elvetico, di darci un contegno alpino, comprare casa, fare ordine nelle nostre vite, il Mediterraneo ci appartiene, anche a chi tra noi non lo vuole ammettere.
E si palesa in modi più o meno inattesi.

Già dall’acquisto della casa avremmo dovuto capirlo, siamo penetrati nel cuore germanico della signora Gertrude, e lei avrebbe voluto pranzare con noi per festeggiare il passaggio di proprietà.
Contagiata, da me sicuramente, settimana scorsa si è spinta fino a telefonare al capo famiglia, nel pieno di un consiglio di facoltà, per dirgli che passando, probabilmente la casa di riposo li ha portati in gita, aveva visto una persiana che sbatteva e temeva fossero entrati i ladri.
Mai si è data tale sollecitudine tra i suoi avi teutonici. Immagino il giubilo di mio marito nel rispondere al suo teutovodese.

Passati poi al cantiere, le demolizioni hanno rivelato muri costruiti con decine di tipi di mattoni diversi, di chiara ispirazione paleocristiana, praticamente abbiamo comperato una basilica. Diciamo che scaldare la villa di Nerone sarebbe più semplice, ma ci stiamo attrezzando.

Ma la rivelazione dell’ineluttabile presenza mediterranea nelle nostre vite si è avuta con la scelta di materiali e manovalanza. 

Dopo mesi di alambiccamenti, richieste di preventivi, tentativi di comprendere come funzionino il lavoro artigianale, l’importazione di merci, la certificazione degli impianti, sotto la bandiera rosso crociata, siamo arrivati a produrre una Babele. 
Il puzzle comprende, fornitori siculi di sanitari tedeschi, questo perché la fiducia prima di tutto e perché ogni volta che telefonavo per chiedere un informazione, dietro al Prònto? palermitano, sentivo il rumore del mare.
Ad essi si aggiungono muratori portoghesi, elettricisti spagnoli, idraulici albanesi, imbianchini e parquettisti lombardi.
Tale scelta ogni tanto produce qualche piccolo cortocircuito, tipo la vasca da bagno depositata oggi sul marciapiede senza preavviso.

Ma anche un simpatico clima di collaborazione per cui il muratore portoghese ha telefonato all’elettricista spagnolo che ha avvisato l’idraulico albanese, che spero sia andato a portare dentro la mia vasca e il mio gabinetto, altrimenti a fine giugno gli mando a casa mio figlio minore con tutta la sua scorta di topolini per le sue sedute di 45′ sul trono. 

In tutto questo il cantiere pare avanzare. Si continua a demolire alla caccia di una fogna misteriosa. Ma si costruisce anche qualcosa e si posano dei tubi talmente nuovi e moderni che la nostra casetta pare raddrizzarsi tutta fiera delle attenzioni.

 

Resta comunque traccia della nota creatività ed estro mediterraneo anche nella posa di attrezzature di precisione elvetica, perché appunto le radici sono importanti.

Intanto per spingerci ancora più in là, dall’altra sponda pare che siano partite le mie piastrelle. In questo momento le mie margherite stanno viaggiando dal Marocco verso le Alpi, preparerò il marciapiede per la prossima consegna. 

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