è questione di colonna sonora

Sono sempre più convinta che quella cosa che alcuni chiamano karma, destino, universo, assomigli parecchio a una colonna sonora.
Come se la vita fosse una danza di cui noi possiamo scegliere i passi ma non la musica. Resta quindi parecchia libertà, ma almeno un po’per vivere bene, bisogna accettare la musica che ci è stata assegnata.

Per quanto mi riguarda sono abbastanza sicura che nel mio repertorio il pezzo forte sia quella musichetta che a tutti ricorda i giocolieri del circo, tatta tara tara tatta tara…
Per parecchio la cosa mi ha fatto paura e imbarazzo, io volevo essere normale, aggraziata, elegante. Circondarmi di cose semplici, minimal, understatement e di classe.

Invece appena mi muovo intorno a me sembra addensarsi un ciclone. Col tempo ho scoperto che in quei cicloni succedevano anche un sacco di cose belle e che quelle arrivano a ondate. Un po’ ci ho fatto l’abitudine, un po’ ho imparato a danzare. Ora sento la musichetta che comincia e mi dico: via, si va, siamo in ballo. E alla fine arriva sempre una sorpresa.

Questa settimana il circo impazza, stanno succedendo cose bellissime, alcune molto attese, altre decisamente impreviste.

Per gentilezza settimana scorsa ho accettato di rispondere ad alcune domande di una giornalista svizzera. Credevo si trattasse di una cosa rapida, al telefono. Tema l’Italia in Svizzera. Mi è sembrato giusto farlo. Non avevo aguzzato bene le orecchie, il circo era in arrivo.

Le domande non erano al telefono, domani pranzo con la giornalista, poco male, proverò un ristorante a Losanna. Stamattina però è suonato il telefono:
– Pronto Alessandra? Ciao sono Salvatore, il fotografo, ti chiamo per organizzare lo shooting a casa tua. Scusa se non si sente bene, sono in un’isola vicino a Helsinki per un servizio su come i finlandesi cucinano nella sauna. Posso essere da te venerdì pomeriggio, va bene?

Venerdì pomeriggio dalle mie parti è la sera dell’amnistia; per entrare in casa tocca scavalcare le sacche di tutte le attività sportive della settimana depositate in ingresso; è quel momento in cui se fossi in Italia in questa stagione tireremmo tardi al parco e qualche genitore porterebbe una birra; poi direi a tutti di andarci a mangiare una pizza per non vedere lo stato della casa, ma vivo in Svizzera dove una margherita costa più di venti franchi. Allora chiudo gli occhi e mi abbaglio davanti al frigo vuoto, aspettando il sabato quando faremo spesa e pulizie.
E uno shooting io non lo faccio da quando avevo vent’anni. Il mio parrucchiere è a Milano e io non so più come ci si trucca.
Ma Salvatore mi ha garantito che di sicuro sarà più facile che coi finlandesi.

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