Il giorno dell’apnea

Oggi è il giorno dell’apnea.

Il mio ragazzo è partito per dieci mesi.
Tutti mi chiedono e tu come stai?
Contenta, rispondo.

Lui era veramente contento, emozionato, stordito, indurmento per la levataccia sommata alla serata fuori con gli amici.
Bello come solo gli adolescenti sanno essere.
Si usa dire bellezza acerba. Ma a me sembra proprio una bellezza in fiore, in tutta la sua pienezza.
Tipo che la natura a quest’età sfoggi il meglio, è il momento di riempirsene gli occhi.
Come un verduraio la mattina presto al mercato mette in fila la merce lucida in ordine di colore, non si può fare a meno di guardarla e gioirne.

Per questo sono contenta.
E orgogliosa.
Io ho fatto la mia parte, l’ho messo al mondo e molto altro.
Ora sta a lui portare per il mondo tanta meraviglia e farne qualcosa di buono.

Mi dispiace un po’ di non potermene riempire gli occhi tutti i giorni. Sconsigliano di sentirsi spesso, aumenta la nostalgia. E assolutamente non bisogna andarlo a trovare. Quindi mi tengo la mia curiosità. Ci sono sempre stata. Il primo giorno di ogni nuova scuola. E mi sono riempita la pancia oltre agli occhi. Ma so che è il momento di farmi da parte, che il cordone ombelicale alla lunga soffoca. Lui si è già giocato i bonus cordone alla nascita, è ora che vada.

All’aeroporto mi ha abbracciata e gli arrivavo al petto, è ancora ossuto, ma ben più alto di me e anche di suo padre.
E lì è cominciato il conto alla rovescia.
Non posso essere sicura che tornerà, potrebbe piacergli talmente tanto da voler restare, gli abbiamo lasciato aperta quella porta.
Comunque non tornerà più lo stesso.
Chissà se mi butterà ancora le braccia al collo come un alano.
O mi dirà: “mamma ho le labbra screpolate”, alla fine al gate gli ho detto: “tienitelo il burro cacao” e adesso ce le ho screpolate io.

So che se la caverà.
Se solo risparmierà il tempo sprecato a litigare coi suoi fratelli per chi apparecchia la tavola o idiozie simili, avrà molto da investire su di sè.

Farà bene anche a noi. I suoi fratelli avranno spazio per dire scemate senza il suo sguardo severo. La sera potranno guardare un cartone animato senza discussioni.

E in un attimo giugno sarà qui.

Dovremo piantare i pomodori senza di lui, ché guai a fare un’estate senza il suo raccolto.

Gli ho nascosto una lettera nello zaino.

Quello che non gli ho scritto è che gli auguro di trovare il suo posto nel cuore, ché quello nel mondo può cambiare tante volte.

Con suo fratello quest’estate abbiamo letto Quando Hitler rubò il coniglietto rosa. Alla fine Anna guarda Parigi, stanno partendo ancora una volta, dopo essere fuggiti da Berlino prima in Svizzera. Parla con il suo babbo:

“Ci torneremo” disse il babbo.

Lo so” disse Anna. Allora si ricordò di quello che aveva provato quando erano tornati alla pensione Zwirn per le vanze e aggiunse: ” Ma non sarà più lo stesso…Parigi non ci appartiene. Credi che troveremo mai un posto che ci appartenga veramente?”

” Credo di no” disse il babbo. “Non potrà mai essere come per coloro che hanno trascorso tutta la loro vita nello stesso luogo. Ma sentiremo di appartenere un po’ a tanti posti diversi, e mi pare che anche questo sia altrettanto bello.”

Questo è il meglio che posso augurare ai miei ragazzi.

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